Lo smaltimento dei corpi nell’epoca illuminista a Napoli.

In queste foto il Cimitero delle 366 Fosse ( dal numero dei giorni in un anno ) un importante monumento civico perché rappresenta la prima macchina illuminista di smaltimento di corpi umani mai realizzata, ad opera del celebre Ferdinando Fuga.

La sua data precede di 50 anni l’editto napoleonico, quando a Napoli l’inumazione dei poveri e dei colerosi era espletata precipitando i cadaveri in una “piscina” sotto il cimitero degli incurabili. Dal 1793 al 1890, anno della sua chiusura, pare abbia accolto 700.000 corpi.

366 fosse ipogee di 7 metri di profondità disposte in 19 file per 19 righe più una fossa centrale per le acque piovane più 6 fosse nell’atrio, non più esistenti. Ogni fossa chiusa da una lapide di basalto che reca il numero arabo del giorno di apertura,. Ogni giorno veniva aperta e richiusa in base al giorno dell’anno, spostando il macchinario che si vede ritratto utilizzato per alzare le pesanti lastre di basalto e calare il corpo nella fossa. L’ordine seguito era quello bustrofedico, per ottimizzare gli spostamenti. In questo modo si sono gestite le sepolture anche negli anni bisestili. Le fosse di 4,20 per 4,20 metri l’una accoglievano tutti i corpi dei deceduti di quel giorno, calati in una bara metallica dal fondo apribile. La fossa veniva sigillata a fine giornata e riaperta soltanto l’anno dopo.

Il Cimitero delle 366 Fosse è da sempre gestito dalla stessa famiglia di guardiani, ma dopo la sua chiusura è stato dimenticato dalle istituzioni e dalle associazioni culturali. Oggi versa in pietose condizioni, anche se le sepolture sono riprese e il viavai dei parenti costante.

La famosa sopraelevata progettata con esso da cui vi si accede versa in condizioni ancor più pietose, e un grande squarcio si apre sul parcheggio sottostante, facendo temere per la stabilità della muratura come della sopraelevata stessa. Spazzatura e plastica si contendono gli spiragli con le erbacce. Il cielo era gonfio, pioveva silenziosamente.